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S  C  V  O  L  A

 D E’  C A V A L I E R I

DI

OTTAVIANO SILICEO

GENTILHUOMO TROIANO

 Nella quale principalmente si discorre delle ma-

niere, & qualità de’ Cavalli, in che modo si

debbono disciplinare, & conservare,

& anco di migliorar le razze;

 Donde potranno anco facilmente  cavar molto frutto

coloro, che son vaghi del nobilissimo esser-

citio d’istruire i Cavalli.

C O N     L I C E N Z A      D E’     S U P E R I O R I

 

I N    O R V I E T O

Appresso Antonio Colaldi, e Ventura Aquilini.

M.   D.   X C V I I I

 


A L L’  I L L U S T R I S S.   S I G N O R   M I O,

 E T   P A D R O N E   O S S E R V A N D I S S.

 I  L     S I G N O R

P     I     E     T     R     O          A   L   D   O   B   R   A   N   D   I   N   I

  Più mesi sono (Illustrissimo Signore) c’ho tenuto     animo di mandar fuora questa opera  di Ottaviano Siliceo mio Zio, nella quale sono molti avisi pertinenti a’ cavalieri, ne mai potei fermare il pensiero sotto qual nome la dovessi far uscire alla luce del mondo, perche fusse stata in qualche stima ma non cosi tosto intesi dall’Archidiacono mio fratello nel ritorno, ch’egli fece di Roma, la relatione dell’infinito suo valore, e delle virtù accompagnate da somma cortesia, che non mi restò à pensar oltre, ma subito feci ferma resolutione di farne a lei un presente, a chi più, che ad altri si conviene per l’esperienza grande delle cose nell’opera contenute, per il debito della servitù mia, e di detto mio fratello tanto benemerito da Monsignor Illustrissimo, e Reverendissimo Signor  Giacomo Aldobrandini Vescovo di questa Città, e Nunzio di Napoli; e finalmente, non arrossirò dirlo, per l’interesse particulare di far che le fatiche dell’Autore si vadano perpetuando con si Augusto, e felicissimo protettore, sotto l’ombra del quale mi rendo sicuro, che saranno per viver sempre e che andranno difese dal pestifero veleno de’ maligni. Et di qual nome poteva io arricchirle più, che con quello di V.S. Illustrissima, che per la chiarezza del sangue, per la gloria delle proprie virtù, e dignità risuona per tutto? Non entro già a ragionar de’ meriti, e grandezze della sua famiglia, poiché per non esser lungo in questa lettera, mi basterà solo dire, che dopo l’havere in tanti anni prodotti tanti Eroi, e l’essere stata colma sempre di titoli, e di diversi gradi nobilissimi, si vede pur hoggi splendidissima per tante dignità, e finalmente per il gran Monarca del Cristianesimo Clemente  Ottavo, da cui tanto splendore, e santità ha ricevuto la Chiesa di Dio. Lasso da parte ancora i propri suoi gesti, e in particolare la grandezza, e valore dell’animo, c’ha sempre mostrò nella Corte Romana, e in quella della Maestà Cattolica del Re Filippo in gravissime occasioni, che però nella prima ha meritato di essere posto alla custodia della propria persona del Vicario di Christo, e nell’altra il Regio stipendio, non ragiono di molte altre cose, come anco lasciare di trattar di meriti di Monsignor Illustrissimo suo fratello, si perché non ponno capire in questa picciola carta, ne sono io atto à dirne à bastanza, si anco per non defraudare  una gran parte delle sue lodi, e insieme  per non offendere forse le sue modestissime orecchie, parendomi assai meglio, ch’altri l’ammiri nella propria sua persona, che le senta, e vegga da me imperfettamente ombreggiate. Ma che vado oltre narrando? Se quanto maggiori lumi di splendore si scorgono nella persona sua per gli meriti propri, e della sua famiglia, tanto meno questa opera si rende degna di portar nella fronte il nome di V.S. Illustrissima la quale essendo tutta ripiena di cortesissima humanità, mi fa sicuro, che non isdegnarà, che se ne fregi, e adorni, e che rubbi in un certo modo quasi parte della gloria sua, per arricchirsene, e comparire più ornata dinanzi à lei, che supplico che si degni riceverla comunque si sia, già che glie la dono, e mi farà somma gratia, che la gradisca, e riceva per un picciolo tributo della mia riverente servitù, e affettione, non avendo per hora altro modo da mostrargliene segno più chiaro, intanto à V.S. Illustrissima humilmente bacio la mano, e le priego dal cielo ogni colmo di felicità. Di Troia li 20. di Marzo, 1 5 9 8.

 

       Di  V.S. Illustrissima

 affettionatiss. e obligatissi. servitore,

 Gio.Battista Siliceo.

 


 

ALL’ ILLVSTRISS. ET REVERENDISS.

S I G N O R

JACOMO ALDOBRANDINI

VESCOVO DI TROIA, ET NVNTIO

DI NOSTRO SIGNORE

I N   N A P O L I

 =============================

 

Non la mitra, onde adorno il crin riluce

Quasi un Sol, che le tenebre rischiari,

         Non quei del vostro sangue illustri, e chiari,

         Di cui la fama eternamente luce,

 

Son cagion propria de la vostra luce;

         Ma de l’anima i fregi unichi, e rari,

         E la bontà, ch’al mondo è senza pari,

         E la virtù, ch’al sommo ben v’è duce.

 

Ben si dee gloriar la nostra etate,

         Poiche non vider fra l’antica gente

         Tante gratie in un sol l’alme ben nate,

 

In voi si scorge, in voi saggio, e prudente

         La fede, la pietà, la caritate,

         E l’esser sempre in un giusto, e clemente.

 

 

                                             Gio.Battista Vitale da Foggia.

 


 AL SIG.  MARC’ANTONIO   LOMBARDO

BARONE DI ROSITO

 GIO.BATTISTA VITALE DA FOGGIA

 Dal Signor Girolamo Siliceo questi giorni à dietro mi fù recato il libro del Signor Ottaviano suo zio intitulato SCOLA de’ CAVALIERI; e mi forzò, ch’io dovessi minutamente leggerlo, e dirne il mio parere per conto delle frasi, e della Lingua. Et quantunque io non sia atto a far giudizio delle opere altrui, e massime à questi tempi, che per mille occupazioni hò dismesso ogni cosa, non che il leggere, pure lo presi non so quante sere à considerare; ne  saprei affirmar altro, se non che mi piace, perche non è oscuro, ne affettato; e istruisce, e tratta in un modo facile; e quando gli pare che non possa essere inteso da tutti, replica tal volta gli ammaestramenti, e le voci in due, e in tre maniere. Si che credo, che dovrà esser caro non solo à questi del Regno, ma à gli altri Italiani, che fanno professione de cavalli, e in particolare à i nobili, c’hanno razze, e stalle principali come V.S. che ne hà una così buona, e cavalca cosi bene, che non invidia nissuno. Et mi rendo certo che la fatica di quest’honorato gentilhuomo suo compatriota per beneficio comune sarà lodata non solamente da lei, e dal Signor Placido, e Signor Cesare di Sangro suoi nepoti, ma dal Signor Vespesiano Caetano suo cognato così intendente di questo virtuoso esercizio. Con questa occasione mando à V.S. un sonetto à Monsignor nostro Illustriss. perche lo legga, e me le raccomando di tutto core. Di Foggia li 6 Novemb. M.D.XCVII

 


 

NOTIZIE SULL’AUTORE , OTTAVIANO SILICEO, DESUNTE 

DALLA LETTURA DEL LIBRO “Scuola de’ cavalieri”

 Ø        ..mi ricordo pure, essermi trovato con dieci mila à cavallo, dove si diede ad altri tanti nemici una crudele sconfitta tra morti, presi, e mal capitati, senza che niun de’ nostri vi perisse. Et si dee credere che nell’una, e nell’altra parte fussero stati cavalli bene, e mal segnalati, dirò ancora, ch’essendomi trovato più anni sotto i felicissimi Stendardi dell’Imperatore Carlo Quinto, quando il campo marciava in più luochi…… pag. 17                        (Battaglia di Pavia-1525)

Ø        Nella prima guerra di Siena, dandosi la caccia ad un Cavalier Francese, che cavalcava una bellissima giumenta learda ottima nel suo grado, fù da quattro di noi giunto, e preso, perche la giumenta nell’esser seguita da me, e da’ compagni, nel più bel correre, e allhora, che credevamo di non la giunger mai, venne al povero Capitano, che così era, meno in maniera, che per molte botte, spronate, che le desse, non volse mai dar più passo inanzi. Questa giumenta poi l’hebbe il Principe di Bisignano, che in quella guerra si trovava capo nostro. …. pag. 21  (IV° Principe di Bisignano Pietro Antonio SANSEVERINO   morto a Parigi l' 8 aprile 1559 -  Guerra di Siena 1552/56/1559 Battaglia di Scannagallo)

Ø        Il primo mio maestro fù il Signor Gio:Battista FERRARO……… pag. 39  (morto il 25/10/1562)

Ø        Io l’ho visto in Alemagna, e ho molto … pag. 69

Ø        Io lo so da che fui nella guerra d’Alemagna… pag 153    (1545/47 battaglia di Muhlberg)

Ø        Maestro Vincentio Mariscalco della B.M. dell’Imperator Carlo Quinto per                                  molti anni … pag. 163

Ø        Nella Puglia, dove io son nato, per la campagna piana, e piacevole…... pag. 65

Ø        Mi ricordo haver veduto un morello della razza dell’Illustriss. Duca di Torre maggiore…… pag. 111

(Giovanni Francesco de Sangro n.1524 e m. 1604 - nel 1544 sposa Ippolita Finale n.1527 e m.1574)

Ø        ….come quello c’hebbe in duono l’Abbate ROTA….pag. 20 (nel 1521 La Santa Sede nomina Salvatore ROTA, patrizio napoletano, Abate dell'Ordine Florense in San Giovanni in Fiore )

Ø        ….come suol dire il Vitale da Foggia d’un certo suo compatriota…. pag. 8 (detto il Poetino il 6 novembre 1597,scrive al barone di Rosito Marc'Antonio LOMBARDO una lettera in cui parla del trattato di Ottaviano Siliceo)

Ø        …….con tutto che ‘l dottissimo Claudio di Pavia n’habbia scritto molto………….. pag. 65(maestro di equitazione pubblica nel 1562 a Venezia il trattato di equitazione dal titolo "Il Cavallarizzo".)

 Ø  Riconoscendo come s’è detto nell’altro trattato ........pag. 24 (De equitum disciplina- questo titolo viene citato dal Conte Berardo Candida Gonzaga nel suo libro: Memorie delle Famiglie Nobili delle province meridionali d'Italia- Napoli 1875/1882) 

 

 


DOCUMENTI


TRASCRIZIONE n. 1

Procurazio facta per Nobilem Ottavianum Siliceum in personam Baldaxaris de Alberona.

Die 10° Novembris quartae inditionis 1545. Troiae et in presentia Julius de Erario regij ad vitam de supra dicta judicis mei notarii Hannibalis de Strangis et Josephum de Altentis Sansoni Petri de Rosata et domini Antonii Risolii civis Troiani ad hoc transcripti predicto die.

In eadem presentia propria constitutus [………] Ottavianus Siliceus de civitate Troie miles comitive Illustrissimi principis Bisignani sponsorum asserit de proximo se esse assentatum militem in dicta comitiva et habuisse ascrivania portionis allogiamentum ordinarium et patent alias litteras pro terra Santi Elij de provintia Calabrie et quia a die presentationis dictarum litterarum ascribitur dictum allogiamentum et cunit salarium seu stipendium carlini unius proqua libet die et non valens pro interesse ad fieri rogatum dictam presentatonem dictarum litterarum universitati et dominio dictarum terrarum Santi Elij tum propria loci distantiam tum etiam suis magis arduis negotiis occupatus et compenditus ut dixit confisus plurimum ab experto de fide ingeniorum Baldaxaris de Alberona ipsum quidem Baldaxarem absentem prout presentem sponsorum et omnimodo ut fecit complicuit ipsas et quocumque alio modo ipsas procurent retorem ad nomen sui constitutum se conferendi in dicta terra Santi Elij et coram universitate et omnibus ipsius et ipsis et unicuique ipsorum dictas litteras presentatum intimantum eorum debitam presentationem et relationem fieri facendi a pubblico notario cum annotatione diei mensis et anni et coram quibus si opus fuerit requirendum [………] omniaque alia favenda et per loco ipsius constitutis eis allogiamentum seu possessionem ipsius accipienti omnia alia et singula favendum prout qualitas negotii acquirit et ipse metam constituens faceret et fide iubens eis solemni obligans et sub omni bonorum suorm pertinenti obbligatione per mittens habere rationem per omne totum et quic-quid esse actum factumque ipsum potuisse relevare eis sub omni juramento ita facto renuntiationem et juravit eis esse fiat. A. de Strangis

N.B. I puntini sospensivi indicano le parole indecifrabili.


SINTESI DI TRADUZIONE N. 1

E’ una procura fatta dal Nobile Ottaviano Siliceo al sig. Baldaxare di Alberona.

Egli il giorno 10 Novembre 1545 a Troja alla presenza di Giulio de Erario, giudice regio a vita, e per opera del notaio Annibale de Strangis e dei Sig.ri Giuseppe de Altentis Sansone, di Pietro Rosata e del sig. Antonio Risolio, cittadini Troiani, per questo atto convocati nel predetto giorno, alla presenza del suddetto notaio, Ottaviano Siliceo della città di Troja, nella qualità di Cavaliere feudatario della Contea dell’Ill.mo principe di Bisignano asserisce di essersi assentato da tale contea e di aver ottenuto la porzione per l’alloggiamento ordinario e di aver presentato altre lettere per la terra di S.Elia della provincia della Calabria e che dal giorno della presentazione di dette lettere egli è assegnato al detto alloggiamento e distribuisce il salario stipendio di un carlino per ogni giorno e che pertanto non ha potuto osservare altri doveri nei riguardi della contea perché preso da difficili negozi da cui è stato impedito e che si affida al Baldaxare di Alberona essendo molto certo della sua esperienza e della sua fedeltà per cui ha potuto assentarsi e farsi rappresentare dai testi di cui sopra. Pertanto presentava le predette lettere e ne richiedeva l’attestato del pubblico notaio innanzi a cui erano state lette. Regolarmente dichiarate nel verbale con data del giorno, del mese e dell’anno. Egli poi attesta di essere disposto ad accettare tutto ciò che la circostanza e la qualità del suo impiego richiede. Poi dichiara di essere disposto a giurare in forma solenne dando anche assicurazione di potersi servire, secondo le necessità, dei suoi beni di proprietà. Annibale de Strangis.


Archivio di Stato di Lucera - Atto redatto da Annibale de Strangis, notaio in Troia, del 10 novembre 1545. Procura fatta dal Nobile Ottaviano Siliceo al sig. Baldaxare di Alberona.

Ricerca del documento: Prof. Giovanni Rubino - scrittore e storico della città di Troia.

Trascrizione e traduzione : Mons. don Mario Maitilasso e dott.ssa Anna Martino - Biblioteca Diocesana di Troia.


Conte Berardo Candida Gonzaga: Memorie delle Famiglie Nobili delle province meridionali d’Italia. 

Napoli 1875/1882, sei volumi. (Forni 1965)

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Famiglia SILICEO

Famiglia di origine Francese portata in Regno da un Giovanni, che seguì Carlo I d’Angiò e fu suo Cameriere nel 1267. Ha goduto nobiltà in Troia ed in Lucera e nel 1645 fu graduata delle 60 some di terraggio. Vestì l’abito di Malta e fu insignita dell’Ordine Costantiniano.

PARENTELE: Abbadessa, Boccapianola, Bonelli, Bozzuto, Blasio (de), Campana, Cattaneo, Chiarizia, Gemma (di), Gennaro (de), Gioioso, Giordano, Lanza, Indelli, Locascio, Lombardi, Mobilia, Palma (di), Pisani, Planelli, Proto, Protonobilissimo, Quarto, Scondito, Sindico, Storrente, Sylos, Vico.

AUTORI: Almagiore, Bonazzi (La Cron. del Massilla), Granata (Storia di Capua), Lumaga, Pacichelli, Tuano, Zazzera.

PERSONAGGI: Giovanni, Cameriere del Re Carlo I d’Angiò 1267. Roberto, pei servigi resi nella guerra contro gli Svevi, fu castellano della fortezza di Orgeno. Giovanni, Consigliere e Cameriere di Carlo illustre Duca di Calabria e suo Vivario nel Regno. Ettore, insigne dottore. Trionfo, pel suo valore ebbe varie concessioni da Re Ferdinando I d’Aragona. Geronimo, Castellano di Gaeta e Capitano di cavalli pel Re Ferdinando I d’Aragona. Giacomo, uomo eruditissimo, da Troia stabilì in Lucera la sua famiglia quando quella città cadde sotto il dominio degli Avalos e così fecero anche le famiglie Lombardi, del Vasto e d’Afflitto. Felice, Vescovo di Troia, ove fondò il monastero delle monache nobili dell’Annunziata, fu poi Protonotario Apostolico, Nunzio nella Spagna ed Arcivescovo di Capua. Aloisio, valoroso Capitano di Re Ferdinando II d’Aragona, dal quale ottenne i beni di Leonardo Barone di Troia dichiarato ribelle. Militò sotto Consalvo di Cordova, che lo nominò Regio Squadrario. Ottaviano, autore d’un libro "De equitum disciplina". Giovanni, Precettore di Re Filippo II di Spagna, fu Arcivescovo di Toledo e poi fu fatto Cardinale da Paolo IV. Filippo e Giacomo, Capitani della milizia urbana di Lucera. Tal carica era devoluta ai nobili.

ARME: Di verde con tre losanghe di oro poste in fascia caricate da un fascio di grano di verde.

MOTTO: Percussa vivit.

(La ricostruzione dello stemma è opera del dottor Guido IAMELE)

 

Questa famiglia si estinse in Lucera nel volgente secolo ne’ fratelli Felice e Giuseppe.


Giovan Battista VITALE da Foggia

Detto il Poetino per la sua piccola statura, nacque a Foggia nel XVI secolo. Fu di vivacissimo ingegno e buon rimatore volgare del tempo suo, secondo ne afferma il Tafuri. Il quale soggiunge che “studiò tutte quelle scienze che stimò necessarie a divenir dotto; e, quantunque avesse fatto nelle medesime gran profitto, pure, tirato dal suo genio, attese alla poesia, nella quale tanto s’avanzò che scriveva a meraviglia Sonetti, Canzoni ed altri somiglianti Componimenti poetici in stile bernesco e serio, onde si rese stimatissimo presso ognuno”. Vuolsi abbia fondate in Foggia le due Accademie dei Fantastici e degl’Invogliati.

Il suo nome in oltre ha una nota assai simpatica ed è quella di essere stato strenuo difensore di Torquato Tasso, lo sventurato autore dell’Aminta e della Gerusalemme, contro l’Accademia della Crusca.

Venne egli in gara col cav. Marino, per quanto affermano il p. Aprosio da Ventimiglia, il Minieri Riccio, F. Villani ed il Toppi, e si scrissero contro scambievolmente frizzanti Sonetti; che anzi Leonardo Nicodemi, nelle sue Addizioni alla Biblioteca napoletana di quest’ultimo, dice a pag. 18: ”Le composizioni del Marino contro il Poetino e del Poetino contro il Marino si trovano stampate in fine della Strage degl’Innocenti del Marino, impresse in Venezia in –4.” Per Iacopo Scaglia, come accenna lo stesso p. Aprosio nella Biblioteca aprosiana. Nelle altre edizioni della Strage degl’Innocenti, che ordinariamente si veggono, le suddette composizioni non si veggono.

Abbiamo di lui: Rime piacevoli con alcuni centoni dei versi del Tetrarca, ed altre composizioni, pubblicate il 1588 in Orvieto presso Antonio Colaldi  e Ventura Aquilini; come del pari una raccolta di Rime spirituali di diversi eccellenti poeti toscani. Altre rime del Vitale si rattrovano nella Raccolta, fatta in lode di donna Giovanna Castriota.

Niccolò Toppi, parlando di lui, dice: “Scrive così bene in stile bernesco che non ha pari; ed in stile grave non è inferiore a niuno”. E l’autore della Bibl. Apros. soggiunge: “Questi è quel Vitale, chiamato il Poetino, che ebbe gara col cav. Marino, e si scardarono la lana con varii poetici componimenti tra loro”. Da ultimo, per tacermi di altri, ricorderò che l’abate Pacichelli, Op. cit., par. III, pag.115, lo appella, tout court, “poeta celebre”.

Nella Nuova Arpi del Villani è trascritta una Lettera del nostro Vitale, diretta al signor Vincenzo Filangeri, la quale trovasi dopo la prefazione alla Cinthia, favola boschereccia del signor Carlo Noci, da lui medesimo pubblicata in Napoli nel 1594.

A Foggia intanto, suo paese nativo, indifferente e noncurante sempre di ogni gloria cittadina, e tenera, sin da andarsene in brodo di giuggiole, per ogni foraneo che le capiti in grembo, non si trova altro ricordo del Vitale che un vecchio e mezzo affumicato ritratto ad olio, fors’anche apocrifo., sospeso alla parete di quella biblioteca comunale.

Fanno menzione di lui: Niccolò Toppi nella Bibl. Nap. Pag. 111; Leonardo Nicodemi nelle Addizioni alla detta opera; Giovanni Mario Crescimbeni nei Comentarii intorno all’Istoria della volgar poesia, allorchè parla del Tetrarca, par. 2^ lib. II. come nella stessa par. 2^ lib. III quando parla del Marino; Giacinto Gimma nell’Idea della istoria  dell’Italia letterata, cap. 17 pag. 664; Giovan Giacomo Rossi nell’Indice dell’accennata Raccolta in lode della Castriota; Giamberardino Tafuri nell’Istoria degli scrittori nati nel regno di Napoli; Casimiro Perifano nel libro Un seminario in Foggia; e Raffaele Liberatore, e Vito Buonsanto, e Pietro Napoli Signorelli, e Ferdinando Villani, e Camillo Minieri Riccio, e il Mazzella, ed altri moltissimi. 

(tratto da Carlo Villani: Scrittori ed Artisti Pugliesi 

 


Battaglia di Pavia

 …..mi ricordo pure, essermi trovato con dieci mila à cavallo, dove si diede ad altri tanti nemici una crudele sconfitta tra morti, presi, e mal capitati, senza che niun de’ nostri vi perisse. Et si dee credere che nell’una, e nell’altra parte fussero stati cavalli bene, e mal segnalati, dirò ancora, ch’essendomi trovato più anni sotto i felicissimi Stendardi dell’Imperator Carlo Quinto, quando il Campo marciava in più luochi, io………………..

(Pag. 17, cap. I, Scuola de’ cavalieri, Ottaviano Siliceo, Orvieto 1598)

Quindi i francesi passarono al contrattacco, ma vennero pesantemente sconfitti alla Bicocca (1522) e a Pavia (1525) soprattutto a causa della potentissima fanteria spagnola; largamente armata di archibugio, (fatto che conferiva una enorme superiorità alle truppe ispaniche). La battaglia di Pavia, fu un terribile massacro, inconsueto per le battaglie dell'epoca, che solitamente si concludevano con molti duelli e pochi morti. A Pavia invece si creò subito un carnaio. Francesco si battè come un leone ed ebbe il suo cavallo ucciso sotto di sè, e probabilmente sarebbe stato ucciso lui stesso se non lo avessero riconosciuto per la bardatura e la ricchezza della sua corazza. Il comandante Antonio de Leyva lo fece circondare e lo dichiarò prigioniero "Maestà, vi siete battuto con coraggio ed eroismo. Ora consegnatemi la spada". Sul campo di battaglia quella notte rimasero diecimila i morti. La metà della miglior nobiltà guerriera di Francia era stata uccisa o fatta prigioniera. Francesco venne fatto prigioniero e venne rinchiuso nel piccolo castello di Pizzighettone sull'Adda, prima di essere condotto in Spagna, dove fu costretto ad accettare il trattato di Madrid del 14 gennaio 1526. 

http://www.cronologia.it/storia/tabello/tabe1500.htm

 CURIOSITA’:Nel 1525 i destini dei Baroni De Sanctis e del feudo di Roccacasale tornano ad intrecciarsi. Infatti nel 1525 Il Capitano Giandomenico De Sanctis come Barone di Roccacasale prese parte alla battaglia di Pavia con le truppe imperiali guidate da Ferndinando D'Avalos, marchese di Pescara contro i Francesi. La perizia e l'abilità del Marchese di Pescara prevalsero sul numero dell'esercito nemico e lo stesso re Francesco I fu fatto prigioniero e condotto a Madrid dal Capitano De Sanctis.

http://www.roccacasale.it/storia.html

           

C O N S I D E R A Z I O N I

Mettendo in relazione il racconto della battaglia descritta dal Siliceo a pag. 17 nel suo libro e quella di Pavia del 1525 in www.cronologia.it , dove, in ambedue viene messo in risalto il terribile massacro, si può certo affermare senza ombra di dubbio che Ottaviano Siliceo fu in quella battaglia. Forse fu anche in quella della Bicocca nel 1522.

Luciano De Santis

cavaliere di turismo equestre

http://www.cavregtra.altervista.org